Storia2022-09-02T22:58:57+02:00

Il medio Valdarno inferiore. Una nota storica

I comuni che occupano la porzione del medio Valdarno inferiore di competenza di questa associazione (Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco, Cerreto Guidi e San Miniato), pur avendo avuto origini e storie diverse, presentano alcuni tratti ambientali comuni. Condividono infatti, almeno in parte, una pianura alluvionale segnata dalla presenza del maggiore fiume toscano, l’Arno, e di alcuni suoi affluenti, oltre che del canale Usciana, un tempo vero e proprio fiume (Gusciana), emissario del Padule di Fucecchio. La pianura, che si estende verso Ovest fino al Mare Tirreno, trovando come unico parziale ostacolo i Monti Pisani, è circondata sia sul versante meridionale che su quello settentrionale da una serie di rilievi collinari, rappresentati a Nord Est dalle propaggini del Monte Albano, a Ovest dalle colline delle Cerbaie e a Sud dalle colline del Samminiatese. Queste alture ospitavano (e in parte ospitano tutt’oggi) ampi spazi boschivi che nel Medioevo e nella prima età moderna offrirono numerose risorse agli abitanti della zona, dal legname da ardere e da costruzione alla caccia e alla raccolta di frutti spontanei. Risorse importanti (pesca, caccia, raccolta di erbe per i più svariati usi) offriva anche il vasto bacino del Padule di Fucecchio che costituisce tuttora l’area palustre interna più grande d’Italia. Le acque del Padule e dei fiumi erano utilizzate anche come vie di comunicazione e costituivano insieme all’Usciana e all’Arno un vero e proprio sistema, un’idrovia che metteva in collegamento la Valdinievole (e Pistoia) con Pisa e Firenze. Grande importanza ebbe nel Medioevo la Via Francigena che percorreva da Nord a Sud questo territorio attraversando i boschi delle Cerbaie che presentavano molte insidie per la presenza di animali selvatici (in inverno scendevano dall’Appennino anche i lupi) e di bande di briganti che taglieggiavano i viandanti. La Via Francigena o Romea provenendo da Lucca e Altopascio in direzione di Siena, attraversava l’Arno presso Fucecchio dove dall’undicesimo secolo e a lungo vi fu l’unico ponte tra Firenze e Pisa. Qui convergeva anche quella che oggi è chiamata Romea strada, ossia la via che proveniva dall’Emilia e scavalcando il Monte Albano scendeva verso il Valdarno incrociando poi la Francigena. La navigazione fluviale, che rappresentò a lungo il principale mezzo di scambio delle merci, entrò in crisi intorno alla metà dell’Ottocento quando fu costruita la prima linea ferroviaria toscana, la Firenze – Pisa – Livorno (Leopolda). La posizione di questi paesi, favoriti dalle vie di comunicazione e al centro dell’area toscana più popolosa e urbanizzata nonostante la larga presenza di incolti, ne incrementò i commerci e, successivamente, tra Ottocento e Novecento anche lo sviluppo manifatturiero con l’affermazione, specialmente durante il secolo scorso dell’industria calzaturiera e conciaria.

Paesi e città

Le origini dei maggiori insediamenti cittadini valdarnesi e la loro prima storia sono talmente diversificate da imporre una breve descrizione di ciascuno di essi.

San Miniato
Sebbene il primo nucleo della città sia da identificare in una chiesa costruita sull’altura e dedicata al martire Miniato, fondata da un gruppo di Longobardi all’inizio dell’ottavo secolo, il centro demico più importante nell’alto Medioevo era certamente il villaggio di Vico Wallari sviluppatosi nella pianura in prossimità della pieve di San Genesio, luogo strategicamente ubicato all’incrocio della Via Francigena con la strada che conduceva da Firenze a Pisa. Fu pertanto definito “luogo adatto agli incontri” e ospitò infatti riunioni tra personaggi eminenti sia laici che ecclesiastici. L’importanza del centro collinare crebbe soprattutto nel corso dei secoli XII e XIII, quando diventò sede del vicario imperiale e spesso ospitò imperatori, come Federico II che fece costruire la rocca, distrutta nel secolo scorso durante la seconda guerra mondiale e ricostruita subito dopo la fine del conflitto. Diventata sede del vicariato fiorentino del Valdarno nel corso del Trecento, San Miniato consolidò la sua vocazione cittadina e di “capitale” del Valdarno medio inferiore, tanto da essere scelta nel 1622 come sede vescovile, quando questa parte del Valdarno fu staccata dalla diocesi di Lucca ed ebbe un proprio vescovo. Entrò a far parte della provincia di Pisa nel 1925. L’importante ruolo svolto fin dal passato più remoto ha favorito la nascita di monumenti architettonici di pregio, quali il complesso formato dalla cattedrale e dagli edifici annessi alla sede episcopale, il Seminario, e altre chiese cittadine, quali San Domenico, la chiesa del Santissimo Crocifisso, San Francesco. Tesori d’arte sono affidati alla custodia del Museo diocesano d’arte sacra e ad altre collezioni cittadine. San Miniato è inoltre al centro di un vasto territorio comunale caratterizzato dalla presenza di altri pregevoli edifici ecclesiastici e di numerosi insediamenti rurali con interessanti scorci paesaggistici.

Fucecchio
Nasce come “luogo di strada e di ponte”, essendo stato scelto, sul finire del decimo secolo dai conti Cadolingi, come centro intorno al quale costruire una vasta signoria che comprendeva numerosi altri castelli in varie parti della Toscana. Dopo l’estinzione della casata feudale, il comune di Fucecchio fu prima sottoposto a Lucca e successivamente (dal 1330) a Firenze. Ebbe un primo forte sviluppo nel Medioevo, durante la seconda metà del Duecento, e poi crebbe specialmente nella prima età moderna a iniziare dalla metà dei Cinquecento fino ai primi dell’Ottocento. Presenta un’impronta urbanistica ereditata dal Medioevo con un asse stradale centrale (quella che era una volta la Via Francigena) e i borghi che si dipartono dalla piazza maggiore (oggi piazza Vittorio Veneto) scendendo a ventaglio verso l’Arno. Sono di origine medievale la rocca fiorentina (terzo decennio del Trecento), con gli avanzi del precedente castello di Salamarzana, l’antica abbazia di San Salvatore (ampiamente modificata nei secoli XVI-XVIII), mentre la chiesa Collegiata fu completamente ricostruita alla fine del Settecento al posto della pieve medievale. Altri edifici religiosi furono eretti a iniziare dai secoli XVI-XVII nell’area pianeggiante del paese (santuario della Madonna delle Vedute e convento francescano della Vergine). Importante il museo civico e diocesano con sezioni archeologica, artistica e una ricca collezione di uccelli provenienti in gran parte dal Padule di Fucecchio. La Fondazione Montanelli Bassi conserva memorie e scritti del giornalista fucecchiese Indro Montanelli.

Santa Croce
Il “castello della Santa Croce” nasce poco dopo il 1250 come “terra nuova”, cioè insediamento fondato da Lucca, come risulta dalla presenza di una bella scultura lignea, un Crocifisso medievale modellato sul Volto Santo lucchese, presente nella chiesa Collegiata, evidente segno della dipendenza di questo territorio dalla città del Serchio. La creazione di questo castello provocò la concentrazione entro la nuova cinta muraria della popolazione locale, precedentemente sparsa nella campagna e distribuita nei piccoli villaggi presenti sia nella pianura che nelle propaggini delle colline delle Cerbaie. L’esigenza di poter disporre di un adeguato territorio comunale e del controllo di almeno parte della Via Francigena provocò nel 1281 uno scontro con il confinante castello di Fucecchio con il quale i conflitti continuarono anche in seguito fino alla sistemazione dei confini comunali nel corso del Quattrocento. Sacrificata entro limiti territoriali piuttosto angusti, la comunità di Santa Croce sviluppò in età moderna una spiccata vivacità imprenditoriale che fu alla base dello sviluppo dell’industria conciaria, presente fin dalla fine del XVIII secolo, ma diventata decisiva per l’economia di tutta quest’area durante il secondo dopoguerra. Tra le istituzioni ecclesiastiche merita almeno una menzione il monastero di Santa Cristiana, fondato da Oringa Menabuoi (Cristiana) nella seconda metà del XIII secolo.

Castelfranco
Ovvero il “castello franco” – libero cioè da vincoli fiscali stringenti – ha origini parallele al castello della Santa Croce, essendo stato fondato poco dopo la metà del Duecento su impulso di Lucca per potenziare la difesa di questa porzione del Valdarno contro l’esercito pisano, protagonista di alcune incursioni negli anni precedenti. Anche in questo caso la popolazione dispersa in insediamenti sparsi nella pianura e sulle alture delle Cerbaie si concentrò all’interno della nuova cinta muraria dove ovviamente poteva trovare una più sicura difesa contro le incursioni dei nemici pisani. Al contrario di Santa Croce, Castelfranco poté contare su un distretto territoriale abbastanza ampio nell’area collinare e boschiva delle Cerbaie dove, a iniziare soprattutto dal XVI secolo, poté sviluppare una politica di bonifica e ripopolamento di quel territorio con la creazione di numerosi nuovi poderi dotati di case coloniche. Castelfranco, come Santa Croce, si avvantaggiò anche della presenza dell’Arno che consentì lo sviluppo della navigazione fluviale e dei commerci ad essi connessi. Tra le chiese locali merita un cenno almeno la chiesa Collegiata che conserva alcuni notevoli particolari risalenti al Medioevo arricchiti da elementi in cotto decorato.

Cerreto Guidi
Resta nel nome di questo paese il cognome degli antichi signori che qui ebbero poteri nel Medioevo: i conti Guidi, tra le più potenti casate toscane dell’XI secolo, epoca a cui risalgono le prime notizie di questo castello, situato lungo il percorso della” Romea strada”, la quale, superato il Montalbano, continuava il suo percorso fino ad incrociare la Via Francigena presso Fucecchio. Niente resta del primo castello dei conti Guidi, situato sulla sommità dell’altura e ampliato nel Trecento per volontà di Firenze che fece costruire una nuova cinta muraria. Di queste successive trasformazioni rimane tuttavia l’impronta evidente nella forma circolare e concentrica del tessuto urbano. Passato dal dominio dei conti Guidi a quello di Firenze nel XIII secolo, Cerreto fu poi scelto come sede per la costruzione di una delle più notevoli ville fondate da Cosimo I dei Medici, realizzata tra il 1564 e il 1567 sul luogo in cui si trovava ciò che restava del primitivo castello dei Guidi. La villa diventò così il baricentro della presenza medicea in quest’area dove il Padule di Fucecchio e le alture del Montalbano offrivano occasioni promettenti per la cacciagione e lo svago, ma anche importanti risorse per lo stato fiorentino (il Padule era stato trasformato in Lago per fornire pesce al mercato cittadino). Posta al centro dell’abitato, la villa si impone tuttora nel profilo della cittadina dominando anche il paesaggio circostante. Le monumentali rampe d’accesso alla residenza medicea, tradizionalmente attribuite a Bernardo Buontalenti, oltre a rispondere all’esigenza di contenere la franosità del declivio collinare, formano una scenografica introduzione al palazzo di Cosimo. La villa è oggi un museo che documenta la presenza medicea e offre testimonianze sulle tradizioni venatorie praticate in quest’area.

Alberto Malvolti

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