Natura2022-10-08T14:26:02+02:00

Le Colline delle Cerbaie

La Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “063 Cerbaie”, codice IT5170003, si estende per una superficie di 6.504,00 ha, raggiungendo un’altitudine massima di 104 m s.l.m. L’intera area è contraddistinta da un sistema collinare nel quale sono presenti numerose vallecole ospitanti boschi naturali dotati di un’elevata peculiarità a livello ecologico e naturalistico. Le latifoglie rivestono un ruolo predominante all’interno dei boschi delle Cerbaie, con querceti a predominanza di farnia (Quercus robur L.), rovere (Quercus petraea Liebl) e cerro (Quercus cerris L.) in funzione dell’umidità edafica della stazione, misti ad altre essenze arboree come carpino bianco (Carpinus betulus L.), tiglio (Tilia cordata Miller), castagno (Castanea sativa Miller) o pino marittimo (Pinus pinaster Aiton).

Nei siti più ombrosi e umidi, i boschi planiziali a ontano nero (Alnus glutinosa Gaertner) caratterizzano lembi residui sottratti allo sfruttamento e alla modificazione agricola. Nelle aree più alte ed esposte sopravvivono invece porzioni di pinete artificiali o secondarie a pino marittimo decimate comunque dall’invasione della cocciniglia Matsucoccus feytaudi o colpite dai numerosi incendi che negli ultimi decenni hanno coinvolto il territorio. All’interno di questo mosaico vegetazionale si collocano varie emergenze naturalistiche straordinarie in grado di dar vita ad ecosistemi fragili e suscettibili alle modificazioni ambientali. In particolare, ci si riferisce alle “sfagnete”, habitat prioritario inserito all’’interno della direttiva 92/43/CEE, connotate dalla presenza dei relitti glaciali appartenenti al genere Sphagnum, conservatisi in loco dal quaternario grazie alle particolari condizioni ambientali venutesi a creare e mantenutesi nel corso dei secoli. In associazione allo sfagno si ritrova, comunemente sulle Cerbaie ma in alcun altro luogo citato in bibliografia, una felce tropicale, Osmunda regalis L. anch’essa protetta a livello comunitario.

Cerbaie

La particolarità degli ecosistemi venutisi creare in condizioni di umidità così elevata ha favorito comunque la sopravvivenza di numerose altre specie decisamente fuori areale la cui presenza risulta del tutto straordinaria: Utricularia vulgaris L., Gentiana pneumonanthe L., Potamogeton polygonifolius Pourret, Lathraea clandestina L. solo per citare le più note, ma soprattutto Drosera rotundifolia L var. corsica Maire, la cui stazione è da considerarsi estremamente relitta. Nei riguardi delle presenze animali, si evidenzia come la morfologia stessa delle Cerbaie e le sue numerose valli e aree umide, si adattino particolarmente alla proliferazione di Anfibi: rospo comune (Bufo bufo), raganella (Hyla intermedia), rana agile (Rana dalmatina), tritone crestato (Triturus carnifex) e tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) sono facilmente avvistabili nei boschi umidi. Anche i rettili sono ampiamente rappresentati: biacco (Hierophis viridiflauvus), lucertola campestre (Podarcis sicula), lucertola muraiola (Podarcis muralis), ramarro comune (Lacerta bilineata) e le recenti segnalazioni della vipera (Vipera aspis). Di notevole importanza è la segnalazione della Tartaruga palustre (Emys orbicularis) fatta dal nostro Ecoistituto. Una menzione particolare merita la grande presenza di avifauna, in particolar modo Ardeidi e Limicoli, tra cui l’ormai raro Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) spesso nidificanti o svernanti nelle due importanti aree palustri limitrofe: Padule di Bientina e Padule di Fucecchio. Tali uccelli utilizzano l’area delle Colline delle Cerbaie come rifugio e come sito di alimentazione rendendo la ZSC un’area di estremo interesse per la conservazione e la tutela di questi animali. Pressoché tutte le suddette specie sono protette a livello comunitario o regionale dalla specifica normativa di settore.

Le forme di minaccia più consistenti all’interno del territorio delle Cerbaie sono da ricercarsi innanzitutto nella profonda modificazione che sta interessando le aree umide. A causa della gestione forestale delle ontanete, sottoposte a forti tagli regolamentati e autorizzati dalla Legge Forestale Toscana n. 49/2000 e dal regolamento di attuazione della stessa, numero 48/R, l’invasione di specie alloctone (Robinia pseudacacia L. in primis, ma anche l’invasivo Ailanthus altissima Mill. o Amorpha fruticosa L. infestante nelle aree palustri), in grado di avvantaggiarsi concorrenzialmente nei confronti della flora autoctona, è drasticamente favorita. Inoltre, la captazione dell’acqua con conseguente abbassamento della falda e la trasformazione in aree agricole o di arboricoltura va a minare la resistenza di ecosistemi fragili. Un ruolo chiave è svolto inoltre dalla crescente antropizzazione delle zone di campagna, con riduzione e frammentazione degli habitat e soprattutto degli ecotoni ospitanti varie e importanti specie animali o vegetali. Gli incendi, infine, rivestono un ruolo fondamentale data la frequenza e l’intensità degli stessi, andando a colpire aree perturbane e non dotate di una grande biodiversità e che comunque necessitano urgentemente di una corretta gestione forestale. Si sottolinea infine ancora una volta l’eccezionalità e la fragilità delle presenze nel sito nonché l’appartenenza delle stesse specie e degli habitat all’interno degli allegati della direttiva 92/43/CEE e della L.R. Toscana 56/2000 inerente alla tutela della biodiversità e successive modificazioni ed integrazioni.

La Menchina

Il Padule di Fucecchio

La riserva naturale del Padule di Fucecchio ha un’estensione complessiva di poco più di 2.000 ettari. Il sito è in parte compreso nelle Riserve Naturali Provinciali “Padule di Fucecchio” istituite dalle province di Pistoia (207 ha) e Firenze (25 ha), la gran parte della superficie restante è compresa nelle aree contigue di dette riserve. Situato nella Valdinievole, a valle di Montecatini Terme, il Padule di Fucecchio costituisce un’ampia zona umida che si distingue nettamente dal paesaggio agrario circostante, frutto di estese bonifiche che hanno interessato per lungo tempo l’intera area. Il sottosistema agrario di bonifica del padule presenta caratteri morfologico-funzionali omogenei, costituiti dalla conformazione orografica di pianura, dai seminativi con rete scolante a maglia stretta e dal Canale Usciana con emergenza storico-paesaggistica del Ponte Mediceo di Ponte a Cappiano. Originariamente faceva parte della zona “umida” del Padule, successivamente bonificata e destinata all’agricoltura. Tale sistema, per la sua collocazione geografica e per la sua originaria appartenenza al Padule, assume un ruolo importante da un punto di vista dei valori paesaggistici e della salvaguardia all’equilibrio ambientale del “cratere del Padule”. Si tratta di un ambiente di elevato interesse naturalistico per le numerose emergenze floristiche e faunistiche che lo caratterizzano. La Riserva ricadente nella Provincia di Pistoia è costituita da due porzioni situate nella parte settentrionale (La Monaca-Righetti, in provincia di Pistoia) e nella parte centro–orientale (Le Morette), quest’ultima confinante con la porzione fiorentina del Padule di Fucecchio.

Massimiliano Petrolo

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